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L’equilibrio corporeo e quello psicologico

Quando si osserva un adulto si valutano l’equilibrio tra le due parti del corpo e l’energia che si manifesta in ognuna.

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La funzione psicologica della postura

L’attenzione della persona afflitta da un conflitto intrapsichico, ricordando sempre l’importanza della variabile “gravità”, si concentra sulla necessità primaria di mantenersi in piedi, cioè di non crollare.

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La lettura psicologica del corpo


Per lettura psicologica del corpo intendiamo l’osservazione e l’interpretazione della parte del corpo più visibile, escludendo gran parte della sintomatologia che resta occulta ad un primo sguardo,  e che fa parte della psicosomatica.

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Obiettivi irraggiungibili

di Alfredo Rapaggi
Trovo che riequilibrare la relazione tra due persone sia il triplo più difficile che fare la stessa operazione su una sola persona. Naturalmente è solo un modo di dire, ma rende il mio pensiero. Si tratta infatti di aiutare ognuna delle due persone a ritrovare parte del materiale che ha rimosso e che si è abituata a tenere nascosto alla propria coscienza, e già questa è un’operazione non facile, in più si tratta di chiedere ad ognuna delle due di rivelare al partner quel tanto d’inconscio che serve all’alleanza comune. Vanno dunque svelati e vinti tre strati di resistenze.
Per questo noi abbiamo finito per privilegiare uno strumento più completo della sola modalità verbale, uno strumento in grado di mostrare immediatamente, come in uno specchio, i modi di fare di ognuno, i modi di mettersi in relazione con l’altro, i trucchi difensivi dell’inconscio e tutti quei dettagli espressivi che ognuno nasconde anche a se stesso, come ci si nascondono i difetti fisici nelle immagini mentali d’ogni giorno. Questo strumento è lo psicodramma analitico, a cui abbiamo aggiunto il termine “integrato”, per significare l’attenzione che diamo anche alla struttura e al linguaggio del corpo.
Non siamo certamente alla perfezione, anzi, sono convinto che per arrivarci vicino dovremo usufruire anche delle informazioni che ci verranno dalle neuroscienze e dell’intervento futuro dell’ingegneria genetica.
Ma questo è un argomento che affronterò in seguito.
Ora voglio accennare al fatto che nonostante gli sforzi di risolvere tutti i casi, ricorrendo ai mezzi più completi, troviamo ancora situazioni di coppia che riteniamo inaffrontabili, nel senso di persone che non ci danno la sensazione di poter raggiungere un soddisfacente obiettivo psicoterapeutico, in quanto coppie, a volte addirittura già dall’inizio della psicodiagnosi.
Sono casi che attualmente possiamo dirottare verso setting individuali, oppure a forme di “consulenza d’appoggio”, magari unite a terapie farmacologiche.
Faccio un esempio.
Molto recentemente ho ricevuto la visita di un uomo di 65 anni circa.
Laureato, tecnico elettronico, figlio unico, pluri-separato,con due figli grandi, di cui sapeva pochissimo. Fece fatica a dirmi l’anno in cui aveva perso il padre, mentre ricordava benissimo di aver perso la madre poco prima della terza ed ultima separazione. Aveva girato il mondo per lavoro e lo ripeteva spesso come una nota di merito. Ripeteva altrettanto spesso che era un uomo di grande cultura e benestante, che era ancora sessualmente forte, che non aveva vizi e che voleva la donna tutta per sé.
Ad un primo esame sommario mi è parso  un carattere introverso-estrovertito, cioè introverso per tendenza naturale ed estroverso per ill forzato adattamento all’ambiente.
Ha subito voluto mettere in chiaro che il capo era sempre e solo lui, tanto sul lavoro, quanto nella coppia, come rispetto a me. Ha quindi sottolineato che la sua attuale compagna sarebbe venuta da me esclusivamente se, e perché, glielo avrebbe detto lui. Incurante del fatto che lei fosse molto restia a questo incontro, come già gli aveva fatto sapere.
Aveva il corpo con un evidente asimmetria tra destra e sinistra, denutrito, pallido, il viso un po’ scavato, l’occhio destro che si muoveva a scatti, come comandato a mo’ di robot, il sinistro semichiuso; la mascella in fuori, sfidante; la bocca, abbastanza piccola, era tirata, dilatata nello sforzo di parlare, e denunciava che quella non era la sua tendenza naturale.  Parlava a voce alta come chi ritiene di non essere ascoltato, e ripeteva gli stessi concetti e gli stessi esempi molte volte senza preoccuparsi di verificare se io avevo capito, oppure no. La mano destra si muoveva continuamente, in modo nervoso, alla ricerca di qualcosa; sfogliava un brogliaccio senza poi fermarsi a leggere, lo spostava, lo rimetteva a posto e di nuovo come prima; la mano sinistra pareva assente.
Mi disse che la sua attuale compagna aveva già due figli propri, che però vivevano col padre perché lei era in condizioni economiche molto precarie e non poteva mantenerli. Il nostro soggetto, ritenendosi un uomo molto generoso, e anche questo ripeteva allungando il collo, si era offerto di ospitarla e di darle tutto il necessario. In cambio della sua generosità voleva che lei facesse i lavori di casa, tutti ovviamente, si prendesse cura di lui come fa una buona mamma,  e fosse un’amante fedele attenta e molto disponibile.
E questo patto sarebbe stato il motivo che lo avrebbe spinto dallo psicoanalista. Infatti lei, solo apparentemente sottomessa, ma descritta come forte e determinata, aveva avanzato una propria richiesta in modo abbastanza perentorio: che lui la sposasse, visto che le chiedeva di fare tutto quello che fa una moglie, e anche qualcosa di più.
“Bene” avrebbe risposto lui,  “allora anch’io metto dei patti”, come se non fosse stato il primo a metterli, ed ha insistito perché io leggessi il foglio con le condizioni inderogabili, ripeté “inderogabili”, poste alla futura moglie: una trentina di comandamenti che andavano dal divieto d’introdurre un casa estranei senza il suo permesso, alla regola di non sprecare acqua né luce;  dall’obbligo di risiedere in qualunque parte del mondo lui avesse voluto vivere, a quello di lavarsi sempre le mani prima di toccarlo;  dalla proibizione di parlare a voce alta, a quella di accarezzare il gatto in sua presenza; dalla promessa di non farsi mai condizionare dal parere dei fratelli, a quella di non rifiutarsi mai sessualmente; dall’obbligo di sbucciargli le mele con entrambe le posate, a quello di tenere spenta la tv durante i pasti e comunque di non accenderla per più di un’ora al giorno, eccetera.
Una summa delirante di pericoli avevano fatto da fondamenta ai suoi comandamenti e durante la seduta introduttiva aveva cercato di motivare le sue paranoie, e di presentarle come gesti di educazione, per trovare in me l’alleato da presentare alla moglie e da usare come giudice supremo. Un giudice al suo servizio, come spesso accade anche se in forma meno drastica.
Fino ad un momento prima della lettura delle condizioni, la sua debolezza, pur rivelandosi così importante da dover essere protetta da mille precauzioni, mi pareva che non fosse un ostacolo insuperabile per un tentativo di psicoanalisi di coppia, a patto naturalmente di:
avere anche un colloquio con l’altro partner,
completare la psicodiagnosi prima di prendere una decisione;
poter  applicare lo psicodramma analitico integrato, quindi una serie di strumenti abbastanza completa.
Ma dopo il suo lungo elenco, considerata l’assenza della donna, che nel migliore dei casi sarebbe venuta su comando di lui, dopo aver riflettuto sul condizionamento dato dalla sua età (che significa anche dalla sua elasticità psichica e di pensiero), e naturalmente, dopo aver  osservato ed ascoltato con attenzione il linguaggio del suo corpo, non ho più trovato lo spiraglio per un intervento psicoanalitico di coppia, degno di questo nome.
Dal punto di vista affettivo, o delle sensazioni, quel corpo era avulso dalla realtà.
La voce, così alta, non era in sintonia con le notizie che dava, anzi restava distante, sia che parlasse della morte della madre, o delle separazioni, o dei figli, o del fatto che si sentiva sessualmente forte, oppure dei comandamenti fatti per la partner, non cambiava tono, né velocità.
Le sue mani si aprivano e si chiudevano in continuazione; si chiudevano a pugno stretto e si riaprivano subito; ho perso il conto di quante volte avesse fatto quel movimento: era  come se non potesse sopportare l’idea di sferrarlo quel pugno, ma che desiderava farlo, una volta per tutte.
La sua pelle, che insieme ad Anzieu (“L’Io Pelle” ed Borla, Roma) considero il vero messaggero della psiche verso il resto del mondo, era di un pallore mortifero; Lowen (“Bioenergetica”, ed. Feltrinelli, Milano) avrebbe sottolineato che l’energia era ritirata quasi completamente all’interno, l’avrebbe classificato schizoide, cioè una persona  che rivelava una paura grave di tutto ciò che si trovava fuori, nel mondo reale.
Mi dispiacque prendere la decisione di non procedere, perché quel viso scavato, simile a quello di chi non mangia da un tempo lunghissimo, mi comunicava una richiesta di nutrimento grandissima, anche se quasi impossibile da soddisfare, una richiesta urgente anche se rabbiosa e delusa, quasi rassegnata.
Infine gli occhi: arrabbiato oltremisura il destro, spento il sinistro; il destro sputava fiamme, come si dice, era infuocato, se questo rende l’idea,  e mi faceva immaginare quanto la sua sfida verso il maschile fosse dura, grande, davvero esagerata; il sinistro viceversa, privo di luce e di vivacità, era semichiuso,tanto da portarmi ad immaginare che da tempo immemorabile avesse perso la speranza di vivere un affetto vero, un affetto grande quanto un giorno aveva sognato di poter vivere. O meglio che la sua esperienza affettiva fosse finita prima ancora che potesse prendere coscienza della sua bellezza.
Anche volendo sorvolare sulla sua palese arte manipolatoria, che però coinvolgeva anche un’altra persona, tutto di lui diceva quanto fosse impossibile esaudire la sua richiesta di psicoanalisi della coppia.
Vale anche la pena notare come lui stesso abbia rifiutato la psicoanalisi individuale, perché ovviamente la sua componente narcisistica non ammetteva di aver qualche tipo di ferita nella fantasmatica immagine perfetta del suo essere.
Trovo che riequilibrare la relazione tra due persone sia il triplo più difficile che fare la stessa operazione su una sola persona. Naturalmente è solo un modo di dire, ma rende il mio pensiero.

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Obiettivi inconsci e obiettivi coscienti

di Alfredo  Rapaggi
Torniamo a parlare della coppia. Fatta la psicodiagnosi individuale, riceviamo  le due persone insieme,  per un colloquio preliminare, descrittivo della loro relazione.
In questa fase abbiamo cinque compiti:
ascoltare le due versioni dei fatti, ponendoci sempre nel ruolo di chi parla, come si farebbe in uno psicodramma, cioè considerando il punto di vista di un protagonista per volta, avendo poi l’elasticità mentale che serve per fare una vera inversione di ruolo;
rintracciare il vantaggio inconscio che ha spinto i due protagonisti ad unirsi per formare una coppia;
portarlo alla loro coscienza, per la minima parte possibile in questa fase;
verificare noi, in che misura oggi è ancora valido per ognuno di loro;
stabilire se ci sono le condizioni psicologiche perché entrambi ricreino la loro unione.
Ovviamente la parte più difficile è quella di portare alla coscienza dei nostri protagonisti le cause inconsce della loro decisione iniziale, e infatti questo, essendo il lavoro dell’intero percorso psicoanalitico, può essere fatto solo in minima parte. In questa fase ci basta che venga recepito il concetto, e lo riassumiamo finché serve.
La coppia è formata da due persone che si sono incontrate e che si sono subito scambiate un messaggio inconscio, alla presumibile velocità di pochi secondi, o di qualche decimo di secondo, come fa notare, tra gli altri, Angel Garma nel suo “Nuovi Studi sul Sogno” (ed Astrolabio, Roma) e come oggi spiega, con dovizia di particolari, quella parte di neuroscienze che si occupa della localizzazione celebrale  e della chimica delle sensazioni . Questo messaggio, molto prima delle colorite giustificazioni che lo hanno arricchito in seguito, rendendolo plausibile agli occhi del mondo, cercava di soddisfare un bisogno primario: ipotizziamo quale, partendo dalla formazione della personalità e dalla descrizione dei caratteri dei componenti la famiglia d’origine.
In altre parole, ipotizziamo che queste due persone un giorno abbiano deciso di diventare una coppia, perché il loro inconscio ha individuato nell’altro partner la capacità di soddisfare alcuni dei bisogni primari rimasti insoddisfatti, dal tempo della prima formazione della loro personalità.
Secondo questa ipotesi, solo dopo aver ubbidito ad una simile pulsione, i due l’hanno giustificata con motivazioni accettabili dalla coscienza e l’hanno difesa conformandosi alle leggi della morale di famiglia e/o sociale.
Per conseguenza, la prima ricerca che dobbiamo fare è: “quale vantaggio inconscio, ognuno di loro ha pensato di trarre da questa unione”.
Dobbiamo trovare questa risposta, nel senso di averla chiara noi psicoanalisti e renderla il più possibile palese a loro,utilizzando sia gli strumenti preziosi che ci offre la psicoanalisi, sia la nostra capacità di spiegarci, in modo che inizino a comprendere, entrambi, quale sia stato il loro vero obiettivo e che valutino se oggi può ritenersi ancora valido, oppure no.
Nel caso quell’obiettivo non fosse più valido, dobbiamo verificare, come ho scritto nel finale di “Psicodiagnosi”, se esistano le condizioni perché ognuno di loro possa riprogrammare la propria vita, nel senso di trasformare i conflitti nevrotici in percorsi lineari e gradevoli, che comprendano il vivere con l’altro, e con i figli quando ve ne siano.
Solo se stabiliamo che queste condizioni esistono, possiamo dare inizio alla psicoanalisi della coppia, con ragionevoli prospettive di raggiungere l’obiettivo stabilito.
di Alfredo  Rapaggi
Torniamo a parlare della coppia. Fatta la psicodiagnosi individuale, riceviamo  le due persone insieme,  per un colloquio preliminare, descrittivo della loro relazione.

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obiettivi e azioni della psico-diagnosi

di Alfredo Rapaggi

Troppo poco considerata in passato, tra gli psicoanalisti, la psico-diagnosi sta finalmente trovando la sua giusta collocazione anche nella scelta del setting psicoanalitico, di gruppo o individuale. Ecco un altro spunto della riflessione tratto dall’articolo  ”I corpi nello psicodramma psicoanalitico della coppia”

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Alle soglie della psico-diagnosi

 

Alfredo Rapaggi

Segue. (da:  il corpo nella psicodramma analitico di coppia)
Tutto questo premesso, veniamo alla riflessione di oggi, che coinvolge in modo particolare il corpo, anzi i corpi.
Parliamo in particolare di quelli dei partner di una coppia che si presenta nel nostro studio col desiderio dichiarato di risolvere i conflitti che si sono formati tra loro e che si sono consolidati negli anni.

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Psicoanalisi e neuroscienze

di Alfredo Rapaggi.

Nota: tratto dagli atti dei convegni organizzati dal Centro di Psicoanalisi della coppia e della Famiglia e da Mosaico Psicologie

Da qua in poi, mi sembra che il confronto più riconosciuto e più avanzato sia tra la psicoanalisi e le neuroscienze, e noi ne siamo molto interessati e contenti.

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Accenno alle psicoterapie corporee

Nota: siamo alla terza parte dell’articolo di Alfredo Rapaggi

Abbiamo osservato e vissuto il lavoro di una certa minoranza di psicoterapeuti che ha cercato di mettere insieme le teorie e le pratiche  post-reichiane, e alcune psico-corporee con la psicoanalisi più ortodossa.

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L’evoluzione della psicoanalisi: verso il mosaico umano

NOTA: prosegue l’articolo di Alfredo Rapaggi che riguarda il corpo nello Psicodramma Analitico Integrato

Dobbiamo guardare il lavoro dei nostri migliori colleghi psicoanalisti e cercare di utilizzarlo come gradino per salire oltre il presente clinico.

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